Luoghi & design

Una palpebra tra le vigne

Devo ammetterlo che è stata più la passione per l’architettura che per il vino che mi ha portato a visitare la cantina di Antinori a Bargino, un tiro di schioppo da Firenze. Un immenso edificio ipogeo incastonato come una pietra preziosa tra i vigneti del Chianti, che ti soprende – al tuo arrivo –  come fosse una lunga palpebra in acciaio corten che taglia in maniera orizzontale la collina.

Parcheggi, passi al controllo accettazione che staziona all’ingresso della strada di risalita della collina e inizi a salire, a piedi: a questo punto la bottiglia l’hai ormai stappata, ed essendo vino rosso, per giunta pregiato, sali lentamente, devi lasciare che respiri e che si ossigeni prima di assaggiare l’Architettura che sai essere su ad aspettarti.

Sali lentamente e guardi, osservi i colori dell’autunno, attraversi i vigneti (ricollocati dopo lo scavo e ri-piantumati solo per dare un plusvalore scenografico al tutto, piuttosto che per creare frutto e vino). Giungi infine all’interno della grande palpebra vista dalla strada, lunga, infinita, inondata di colori che sono sì della natura e del periodo stagionale, ma anche dei pochi materiali naturali utilizzati dallo Studio Archea di Firenze (arch. Marco Casamonti): la terra cotta per alcuni pavimenti, il legno di rovere per altre pavimentazioni e alcuni rivestimenti, il calcestruzzo pigmentato color terra, l’acciaio corten, il vetro.

Ad accoglierti, in maniera monumentale, una scala elicoidale, anch’essa in corten, che collega il piano garage con il tetto dove c’è il ristorante, passando per la quota intermedia dell’ingresso vero e proprio: un segno importante, un elica che attraversa i solai, una allegoria al tralcio d’uva o al banale cavatappi. Infine entri. Entri nel cuore e quindi, metaforicamente, finalmente assaggi il rosso stappato all’ingresso: e a questo punto tutti i sapori, i colori, le emozioni previste ed attese ti compaiono assieme in un tutt’uno dove poche cose sono forse eccessivamente “di maniera” e moltissime assolutamente di alta qualità architettonica.

I volumi arcuati delle cantine, le luci soffuse, le “celle” monastiche vetrate per la degustazione affacciate sulle buie cantine, i cerchi dei fori che ritagliano porzioni di cielo, posizionati in qua e in la, l’ossessiva presenza di fitti parapetti in corten, dal disegno esile ma dall’impatto formale compatto. Tutto ha un gusto ed una continuità di linguaggio che fa restare piacevolmente stupiti e appagati. Quindi la degustazione, i vini. Ma questa è un’altra affascinante storia. Consiglio la visita guidata e la visione del filmato di alcune fasi di cantiere nella saletta a fianco dell’accettazione.

Recensione di Alessandro Zaffagnini

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