Luoghi & design

Torino, camere d’artista

In due secoli l’ Albergo Ristorante San Giors – già Ponte Dora – ha visto alternarsi fasti e decadenza. Si trova a Torino, in via Borgo Dora 3/a, poco distante da Porta Palazzo e dal mercato delle Pulci Balôn, in un edificio risalente al 1820.

Dopo anni di chiusura nel 2012 è stato acquistato da una coppia di galleristi, Giancarlo Cristiani e Mariola De Meglio, che qui hanno trasferito la loro galleria d’arte con mobili di arredamento e design. Ma soprattutto hanno chiamato giovani artisti internazionali dal mondo della grafica, della fotografia, dei graffiti,  come Paco Guillén, Riccardo Lanfranco, Fjodor Benzo, Fabiano Speziari, Michele Liuzzi, Edoardo Romagnoli, Anna Vinzi per decorare individualmente 10 delle 13 camere dei piani superiori. Ma anche corridoi, ballatoi e sale comuni.

Quando nel luglio 2017 hanno passato la mano, lo spirito un po’ bohemienne e da caffè letterario che piace molto agli stranieri  ha convinto Simona Vlaic a lasciare la professione d’architetto per gettarsi nella nuova avventura. Ha proseguito nella decorazione artistica di altre due camere rispettando il progetto originario, ormai ne manca una sola e la ricerca dell’ultimo artista è aperta, ma ha cambiato completamente la ristorazione – affidandola al cuoco Manolo Muroni – per proporre i piatti della tipica cucina piemontese. Qui tra l’altro si dice sia stato inventato il bollito torinese servito al carrello.  (articolo di Leonardo Felician)

 A corredo dell’articolo di Leonardo Felician, ci piace proporvi anche quanto scritto – e pubblicato nel sito dell’hotel –  da Marco Trabucco per Repubblica qualche anno fa: “Se il commissario Maigret venisse a Torino per una delle sue indagini scenderebbe qui, in questa locanda dal sapore anni Trenta, dietro Porta Palazzo. Dormirebbe nelle sue stanze demodé, passeggerebbe nervoso con la pipa (aimè spenta) sugli scricchiolanti palchetti del ristorante, prima di sedersi ad uno dei tavoli apparecchiati con la semplice eleganza che dà una tovaglia bianca. E assaggerebbe, con gusto, i piatti tradizionali del Piemonte non così lontani, in fondo, dai suoi classici francesi”.

 

 

 

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