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Sorolla, il maestro della luce

Per la prima volta in Italia, a Milano, al primo piano di Palazzo Reale, dal 25 febbraio al 26 giugno, una sorprendente esposizione monografica – a cura di Micol Forti e Consuelo Luca de Tena – offre al visitatore, attraverso una sessantina di opere, l’opportunità di conoscere la produzione artistica del pittore spagnolo Joaquín Sorolla y Bastida (Valencia 1863-Cercedilla 1923).

Poco noto al pubblico italiano, Sorolla è stato uno dei massimi rappresentanti della moderna pittura iberica a cavallo tra Ottocento e Novecento, contribuendo in modo determinante al suo rinnovamento e aprendola al clima della Belle Époque.

Tra gli artisti più amati e apprezzati del suo tempo sia per la grande qualità tecnica che per il carattere, Joaquín Sorolla ottiene una fama che travalica ben presto i confini nazionali, partecipando e ottenendo prestigiosissimi premi alle grandi manifestazioni internazionali. Sarà però l’ambìto Grand Prix, ottenuto all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, a lanciare la sua pittura di luce e colore definitivamente sulla scena internazionale. A Londra nel 1908 viene acclamato come “il più grande pittore vivente al mondo”.

La sua straordinaria storia di successi internazionali si incrocia spesso con l’Italia, a partire da un primissimo soggiorno romano vinto grazie a una borsa di studio nel 1885. Sorolla ha visitato a lungo l’Italia in questa occasione, stabilendosi per un periodo nella splendida Assisi, ma soprattutto è ritornato spesso e con gioia nel Bel Paese, partecipando assiduamente alle Biennali di Venezia, sin dalla sua primissima edizione nel 1895, e all’Esposizione Internazionale di Roma nel 1911.

“Joaquín Sorolla pittore di luce” racconta l’ evoluzione artistica di questo pittore ambizioso e determinato, che ha fatto dell’arte la sua ragione di vita. Accanto al profondo amore per la pittura, tuttavia, Sorolla ha sempre accompagnato un ancor più intenso legame con la sua famiglia, il suo soggetto prediletto. In molti dei suoi lavori, Sorolla racconta l’amore per la sua Clotilde, moglie, musa e vera compagna di vita, e per i tre figli, María, Joaquín ed Elena.

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