Ritratti d'autore

Sigalot va in albergo

Abbiamo conosciuto Daniele Sigalot mentre faceva colazione di prima mattina al Grand hotel Majestic già Baglioni di Bologna. Una scelta non casuale per l’artista romano (classe 1976) intingere proprio qui il cornetto nel cappuccino, dal momento che nel prestigioso e storico albergo di via Indipendenza  – in occasione di Artefiera 2020 – sono esposte (fino al 3 febbraio) diverse sue opere ed installazioni.

“A colorful act of self-promotion” è un progetto site-specific  – a cura di Eli Sassoli de’Bianchi e Olivia Spada –  che a noi è piaciuto assai, a cominciare dal giardino d’inverno ricoperto da oltre 400.000 piccole capsule colorate. Una sorta di mosaico psichedelico, quasi a voler  richiamare un angolo di Giappone (o almeno a noi così piace immaginare pensando ai giardini zen dei monaci nipponici).

“Mi sarebbe piaciuto utilizzare vere pastiglie di Prozac – ci ha confidato Sigalot , che di antidepressivi, simpatico ed estroverso qual’è, non sembra proprio aver bisogno – ma sarebbe costato troppo”.

Nella hall, un grande aeroplano stilizzato in acciaio, lucido e scintillante, accoglie ospiti e visitatori. Forza  e leggerezza caratterizzano l’opera, caratteristiche entrambe necessarie, nell’arte come nella vita.

Al primo piano dell’hotel  sembrano invece dover cadere da un momento all’altro sbilenche e fragili colonne realizzate con fogli di alluminio rivestiti di vernice bianca. Un insieme di cattive idee, per questo scartate, accartocciate ed impilate l’una sull’altra, sulle quali a volte se ne inserisce però una di buona. (Chi già conosce i lavori di Sigalot ricorderà anche i suoi aeroplanini colorati conficcati nelle pareti, anch’essi solo in apparenza di carta).

Ovunque poi una serie di grandi post-it, usati, seppur con una buona dose di ironia, per criticare le dinamiche che caratterizzano il mondo dell’arte. A cominciare dalle fiere,  che per Sigalot sono “dominate ormai da logiche puramente commerciali, quasi dei mercati delle vacche, anche se sono comprensibili le esigenze di chi le organizza”.

Anche a Bologna non poteva infine mancare Enough, un cronometro digitale a doppia alimentazione che dall’aprile 2016 scandisce il tempo. Un vero e proprio countdown di 31.556.908.800 secondi. “ L’idea è nata quando mi son chiesto quanto tempo dovrebbe durare una mia opera d’arte, e molto umilmente – è solito raccontare Sigalot – mi sono risposto: mille anni!”.

Articolo di Paolo Brinis

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