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Riello all’Hermitage

La mostra, curata da Dimitri Ozerkov, Direttore de the Contemporary Art Department of The State Hermitage Museum, e da Yelisei Zakharenkov e Olga Zozhura, è’ stata realizzata in stretta collaborazione con la Fondazione Berengo di Venezia/Murano ed è visitabile fino al 31 ottobre 2021.

Il progetto espositivo è incentrato sul rapporto tra l’Arte Contemporanea e uno specifico materiale: il vetro, interpretato come medium artistico, declinato quindi in una numerosa e personalissima serie di tecniche e soluzioni artistiche. Non artisti che semplicemente adattano le proprie opere al vetro, ma artisti che immaginano creazioni e lavori che, in certi casi, non possono essere che di vetro. Il vetro insomma come una opportunità per allargare le possibilità espressive.

Il tutto si svolge nel suntuoso e labirintico complesso dell’Hermitage. Dalla Grand Enfilade alla White Hall, ai celebri spazi della Courtyard Gallery alle Sale Ross del cosiddetto General Staff building.

Gli artisti in mostra: Ai Weiwei, Erdağ Aksel, Polly Apfelbaum, Charles Avery, Miroslaw Balka, Fiona Banner, Renate Bertlmann, Monica Bonvicini, Penny Byrne, Loris Cecchini, César, Jake & Dinos Chapman, Leonardo Cimolin, Mat Collishaw, Tony Cragg, Song Dong, Jimmie Durham, Jan Fabre, Aslan Gaisumov, Josepha Gasch-Muche, Kendell Geers, Abdulnasser Gharem, Yuichi Higashionna, Michael Joo, Ilya & Emilia Kabakov, Marya Kazoun, Joseph Kosuth, Karen LaMonte, Vik Muniz, Hans Op de Beeck, Tony Oursler, Mimmo Paladino, Cornelia Parker, Anne Peabody, Javier Pérez, Jaume Plensa, Laure Prouvost, Antonio Riello, Qiu Zhijie, Sean Scully, Thomas Schütte, Wael Shawky, Sudarshan Shetty, Pascale Marthine Tayou, Kaneuji Teppei, Tim Tate, Gavin Turk, Koen Vanmechelen, Joana Vasconcelos, Jian’an Wu, Erwin Wurm and Yin Xiuzhen.

L’installazione di Antonio Riello, ASHES TO ASHES, è stata realizzata appositamente per il Museo Hermitage. E’ l’evoluzione più recente di un progetto che sostanzialmente consiste in un estremo omaggio ad una delle grandi passioni della vita dell’artista: i libri.

Una espressione ambivalente (per non dire ambigua…come del resto da sempre è la sua cifra artistica sempre in bilico tra serio e faceto, cultura e barbarie, dramma e ironia) del suo amore e della sua psico-dipendenza dal libro stampato.

Dopo aver selezionato alcuni libri della sua biblioteca personale (egli li distrugge ritualmente con il fuoco e ne raccoglie con attenzione e devozione le ceneri per porle all’interno di speciali reliquiari in vetro soffiato, disegnati e realizzati appositamente dall’artista stesso. Ogni reliquario è unico e specifico per ogni libro e ne riporta diligentemente Titolo, autore, data e luogo di prima pubblicazione e di distruzione. La forma del reliquario, in genere una sorta di calice, è in relazione alle sensazioni (anche e soprattutto inconsce) che il libro ha suscitato nell’artista. Non vi è dunque alcuna relazione diretta e letterale tra le forma del calice e il contenuto del libro, ma esiste invece piuttosto una relazione tra le memorie personalissime e privatissime dell’artista e il libro in questione. Prima di procedere alla distruzione fisica, l’ “anima” del libro per così dire, viene estratta con uno scanner e salvata digitalmente.

Con un gesto di vera e propria “crudeltà culturale” (che è anche una sorta di autolesionismo talvolta doloroso e quasi masochistico) dunque il libro diventa “virtuale”, ovvero illeggibile, ma nel contempo anche consegnato all’eternità in forma di sacra reliquia, oltre che di opera d’arte.

GLASSTRESS. WINDOW TO THE FUTURE – The State Hermitage Museum, Saint Petersburg, Russia

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