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Quel cielo in una stanza

Il cielo in una stanza di Gino Paoli cantata 6 ore al giorno, tutti i giorni, per oltre un mese. Come un mantra, una litania che si ripete all’infinito evocando l’isolamento della quarantena e le epidemie che colpirono Milano nei secoli scorsi.

È la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto ad accogliere The Sky in a Room, un singolare progetto (promosso dalla Fondazione Nicola Trussardi) di Ragnar Kjartanssonartista 44enne originario di Reykjavík.

Fino al 25 ottobre, in Largo Fra Paolo Bellintani, cantanti professionisti si alterneranno, uno alla volta, all’organo della chiesa per eseguire la canzone di Paoli rivisitata dall’artista islandese.

“Il cielo in una stanza è l’unica canzone che conosco che rivela una delle caratteristiche dell’arte: la sua capacità di trasformare lo spazio – ha spiegato Kjartansson – In un certo senso, è un’opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell’immaginazione: è una poesia che racconta di come l’amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi”.

 

 

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