Ritratti d'autore

Puglisi, inediti in laguna

Biennale Arte di Venezia: a San Servolo il crocifisso in gabbia di Lorenzo Puglisi. Articolo di Giambattista Marchetto.

Opera iconica, sospesa tra sofferenza esistenziale e forza vitale. “Artista dell’essenziale” – come si definisce – esporrà altre creazioni, tra cui 7 tavole di zinco dipinte a fondo nero e 3 grandi olii su tela

Una crocifissione su tavola di metallo di quasi 2 metri, “imprigionata” in una gabbia di ferro da cui emergono, dipinti di un bianco fulgido appena screziato di rosso, solo la testa, le mani e i piedi di Cristo, simbolo di forza vitale. Bagliori densi e frementi, colori materici e vibranti risalgono dal nulla e si liberano dall’oscurità per colpire sguardi e coscienze.

È l’installazione iconica, essenziale e d’impatto visivo ed emotivo intitolata “Viaggio al termine della Notte” che Lorenzo Puglisi esporrà dal 20 aprile al 27 novembre all’ingresso del padiglione della Repubblica Araba Siriana alla 59° Biennale Arte di Venezia, curato e diretto da Emad Kashout.

L’installazione si colloca all’interno di un più ampio percorso espositivo sull’Isola di San Servolo in cui Puglisi presenterà altri lavori pensati appositamente per la Biennale, che creeranno un continuum artistico e concettuale dal giardino dell’isola fino all’interno del padiglione.

L’opera restituisce in modo unico e originale l’iconografia classica della crocifissione. È un dipinto a olio su metallo, dal cui fondo di colore nero emergono folgoranti pennellate di bianco che delineano solo la testa, le mani e i piedi del Cristo in croce.

La luce dall’interno della gabbia – spiega Puglisi – piano piano filtra dal buio e si fa strada: il simbolo della croce prigioniera nella gabbia e nel cuore dell’uomo è lì per portare una scintilla di fuoco e di speranza. Il volto, le mani, i piedi ne sono lo strumento, rappresentano il movimento, la vita, il nostro desiderio di appartenere al mondo”.

Un lavoro molto intenso, materico, una nuova pittura che è essenzialità della forma, quasi astrazione e sostanza pura che, come la scultura, opera per sintesi e sottrazione, lasciando solo qualche potente traccia, volti, mani e piedi, fatti di bianchi screziati di rosso o di blu.

Puglisi riprende una tradizione che nell’arte contemporanea si era completamente perduta prima di lui. “Guardo i grandi maestri del passato come Michelangelo, Leonardo, Goya, Picasso, Bacon, Rembrandt e Caravaggio”, spiega l’artista. Filtrandola però attraverso il suo sguardo, la trascende inducendo nell’osservatore spunti di riflessione su temi cruciali e attuali, a partire dalla croce come simbolo della condizione umana in un tempo sempre più povero di certezze e di valori, in una condizione sospesa tra il mondo orizzontale, terreno, e quello verticale, sconosciuto.

Il mio tentativo di pittura – dice Puglisi – si rivolge alla visione di qualcosa che è altro dal visibile empirico, ma col quale è inseparabilmente intrecciato e mescolato; la ricerca dell’essenziale della rappresentazione, come ambizione e fine, è legato alla ricerca di essenzialità nella vita e ne è conseguenza e speranza di conoscere. L’opera non è morta, l’opera è viva, e il suo splendore continua a illuminare gli uomini e il tempo”.

Oltre alla crocifissione, nel giardino del Padiglione Arabo Siriano Puglisi introduce un’altra novità: dal prato emergeranno, come scintille di vita, 7 ‘monoliti’ (1,35 x 1,15 metri) di zinco a sfondo nero sui quali si stagliano i celebri volti e mani bianchi, la luce al termine della notte, un inedito e potente ciclo di opere pensate appositamente per la Biennale di Venezia.

Negli spazi interni del Padiglione sarà invece esposta una serie di opere di 2 x 1,5 metri nello stile che hanno reso famoso l’artista, dipinte con tecnica ad olio su tela sul classico sfondo nero: Annunciazione, Nell’orto degli Ulivi, Matteo e l’Angelo, dei ritratti e una stupefacente Monna Lisa.

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