Ritratti d'autore

L’India di Manish Nai

Quotidianamente Giacomo Nicolella Maschietti racconta su Facebook di un artista. Una sorta di rubrica chiamata “La copertina del Giorno”.  Oggi ci presenta un giovane del sub-continento indiano – Manish Nai (classe 1980) – che a noi è piaciuto assai.

Manish è indiano, ha la mia età e l’ho conosciuto 4 o 5 anni fa. Nelle sue opere racconta la sua terra, viene da una famiglia che commerciava tessuti, come milioni di indiani a Mumbai. Quando ci siamo parlati eravamo a St Moritz, nella culla del lusso più cretino d’Europa in mezzo a pellicce e Patek Philippe da 800.000 euro. Per lui, che la visitava per la prima volta, era una sensazione paradossale. Mi ha raccontato di come la sua città sia stata investita dalla crisi finanziaria del 2008 in una maniera violentissima. E allora ha provato a testimoniare cosa stesse succedendo. Era sconvolto della pulizia e della mancanza di puzza che c’è in Svizzera.

Ha confezionato sculture fatte con i tessuti, che diventano parallelepipedi, oggetti tridimensionali, ma sono solo vestiti trovati di poveracci che non mettono insieme il pranzo con la cena (paradosso dei paradossi, vengono venduti alla galleria Karsten Greve per diverse decine di migliaia di euro). Oppure ricordo foto ritoccate digitalmente di cartelloni pubblicitari ormai vuoti, sull’autostrada, perché nessuna azienda aveva più i soldi per comprare gli spazi.

Non sono lavori “nuovi” i suoi. Ma poco importa. Lui è testimone nel mondo occidentale della sua cultura, oltre i film di Bollywood. Un ragazzo timido, elegantissimo nei gesti, e infondo molto incazzato.

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