Ritratti d'autore

Le estroflessioni di Turi

Turi Simeti, la Sicilia e i deficienti dell’arte contemporanea. Giacomo Nicolella Maschietti racconta così, dalle pagine di Facebook, un grande dell’arte moderna, Turi Simeti.

(…) L’altro giorno sono stato a Palermo per una mostra di Turi Simeti (Palazzo Belmonte Riso, Corso Vittorio Emanuele 365, fino all’undici giugno  n.d.r.).  Nessun collega à la page ha pensato non dico di venire ma almeno di scriverci. La cosa mi ha agevolato perché ho passato una mattinata stupenda a parlare con lui e con Bruno Corà.

Perché nessuno è venuto? Perché Turi Simeti nell’arte contemporanea fighetta non funziona. Lo trattiamo come uno che gioca in serie A e non si capisce bene come mai. (…) Vi spiego, lo trattiamo in questa maniera perché come sempre non abbiamo studiato niente.

Simeti è del 1929, Alcamo, Sicilia. Negli anni ’50 si è intrufolato nello studio di Burri, non ci ha capito niente ma ha intuito che quel signore che aveva davanti a strappare i sacchi stava completamente rivoluzionando l’arte del ‘900.

Così bene che pure Raushenberg che era venuto a fargli visita aveva iniziato a copiare, in sordina. Simeti allora inizia a trafficare con gli ovali, dapprima di cartone, poi in estroflessione (è vero, son tutti figli di Castellani che ha iniziato nel ’59, prima anche di Bonalumi che invece a Burri ha copiato i Gobbi). Fontana, all’epoca il papà buono di tutti, nel 1964 compra un quadro a Simeti, uno dei primi ovali, perché capisce che il ragazzo ha i numeri.

Seguono anni incredibili dove Castellani e Simeti fanno viaggi in Germania per andare a vendere i quadri (…) E alla fine tornano senza una lira. Anni duri dove Fontana esplode e poi arriva l’Arte Povera, e Simeti resta in panchina. Eppure Turi non cambia.

Guardate che ci va un attimo a cambiare stile dopo che nessuno ti bada. È molto più duro e difficile stare fedele alla linea, all’idea. Pensate anche alla musica: se lanci un singolo e non funziona, la casa discografica ti tromba oppure ti cambia completamente stile. Stacco di scena.

Oggi Simeti espone a New York, a Tokyo, ad Art Basel, dappertutto. È un vecchietto in stupefacente stato di forma, con un bel sorriso, timido, siciliano, e mani grandi come Gianni Morandi.  I quadri costano meno di quelli dei suoi amici, che però sono i primi a collezionarlo e a rispettarlo (quelli ancora vivi) e sono felici del suo, tardivo, successo. Chiamare a casa Castellani in Umbria per chi non ci crede. E allora, caro giornalista trombone, caro curatore che non manchi mai l’inaugurazione di zona Lambrate, studia, e piantala di dire che Simeti è arrivato dopo. Turi, è sempre stato lì.

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