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L’Arte del desiderio

A Trieste, il Museo Revoltella e il Museo Teatrale “Carlo Schmidl” ospitano dal 16 dicembre al 17 marzo “Metlicovitz. L’arte del desiderio. Manifesti di un pioniere della pubblicità”, la prima grande retrospettiva monografica dedicata a uno dei maestri assoluti del cartellonismo italiano.

I suoi manifesti sono rimasti nella memoria visiva degli italiani e vengono citati e riprodotti in ogni studio sull’evoluzione del messaggio pubblicitario del ‘900. Affascinanti per verve ed eleganza stilistica. Potenti per capacità comunicativa, pubblicizzassero le opere di Puccini o film come “Cabiria” o le creazioni dei Magazzini Mele

Assieme ad artisti quali Hohenstein, Laskoff, Terzi e al più giovane concittadino Marcello Dudovich, Leopoldo Metlicovitz (che di quest’ultimo fu il “maestro”) operò per decenni alle Officine Grafiche Ricordi di Milano, dopo un avvio come pittore paesaggista nella città giuliana e un apprendistato come litografo in uno stabilimento grafico di Udine.

Fu proprio grazie all’intuito di Giulio Ricordi, che Metlicovitz poté esplicare, dagli ultimi anni dell’800, tutte le proprie potenzialità espressive, non solo come grande esperto dell’arte cromo-litografica, ma pure come disegnatore e inventore di quegli “avvisi figurati” che, affissi a muri e palizzate, mutarono il volto delle città con il loro vivace cromatismo, segnando anche in Italia la nascita di quell’arte della pubblicità sintonizzata su quanto il “modernismo” internazionale andava proponendo nelle arti applicate.

In 8 sezioni, la mostra presenta al pubblico 73 manifesti (alcuni di dimensioni “giganti”), 3 dipinti e una ricca selezione di “grafica minore” (cartoline, copertine di riviste, spartiti musicali ecc.) documentando l’intera produzione dell’artista.

 

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