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Il vino, l’arte, il vulcano

Quattro etichette, una più bella dell’altra: sono quelle che troviamo sulle bottiglie dei rossi prodotti da Donnafugata alle pendici dell’Etna. Le ha disegnate Stefano Vitale, padovano classe 1958, illustratore di fama mondiale (ha lavorato anche per il New York Times) che da vent’anni racconta la Sicilia con queste illustrazioni di ispirazione enologica.

Di quella creata per “Fragore” ve ne avevamo già parlato in un articolo pubblicato nel febbraio di due anni fa. La stessa cifra stilistica la ritroviamo anche per l’Etna rosso doc “Contrada Marchesa”. Una figura dal volto aristocratico, adornato di gioielli preziosi. Fiori e frutti che anticipano, la complessità di questo vino, prima ancora di versarlo nel bicchiere.

A destra della Montagna – così viene chiamato l’Etna dalla gente del posto – il borgo medioevale di Castiglione di Sicilia con le sue vigne circondate dalle ceneri vulcaniche.

Anche nell’etichetta scelta per “Dea vulcano” a prevalere è sempre una raffigurazione al femminile: capelli rossi fiammeggianti al vento, gli occhi socchiusi, le nuvole alle spalle. Il richiamo, evidente, alla mitologia: Etna è la Dea vulcano, figlia di Urano e di Gea, frutto divino tra cielo e terra.

Il rosso, il giallo, i neri cangianti sono i colori del vulcano attivo più alto d’Europa. E li ritroviamo nell’etichetta della bottiglia “Sul Vulcano”.

Le uve usate per “Contrada Marchesa” e “Fragore” sono quelle del Nerello Mascalese al 100%. Negli altri due rossi proposti invece troviamo anche una piccola percentuale di Nerello Cappuccio che riesce a dare al prodotto finale più colore e morbidezza. W l’arte allora, evviva il buon vino e come sempre in alto i calici! (P.B.)

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