Ritratti d'autore

Chillida, poetiche sculture

San Sebastian, o meglio Donostia come la chiamano qui nei Paesi Baschi, è la città che ha dato i natali  a uno dei più grandi scultori del Novecento.

E’ da qui che parte Eduardo Chillida – nel 1947 – per trasferirsi a Parigi, per studiare prima architettura e poi scultura. Nella capitale francese fu molto influenzato dall’arte greca e dalla luce bianca del Mediterraneo. Ma una volta rientrato a Donostia ecco ritrovare “la luz negra” tipica di quei luoghi, che lo porta a cimentarsi con il ferro.

Il primo approccio con questo grande artista (nato nel 1924 e scomparso nel 2002) l’ho avuto passeggiando per  la Concha,  una delle spiagge metropolitane più belle d’Europa. Qui si incontra un’opera in granito dedicata a Alexander Fleming, Premio Nobel per la scoperta della penicillina.

Poco distante, all’inizio del promontorio dell’Igueldo, si scoprono incastonate nelle rocce le tre sculture denominate “Peine de los vientos”. Enormi sculture in acciaio, ormai color ruggine, che si infrangono tra le onde dell’oceano. Una è rivolta verso il cielo, una verso il mare e una verso la terra.

A pochi chilometri da Donostia/San Sebastian, a Hernani, si trova  invece un parco con una collina dominato da un casale del ‘500, acquistato da Chillida insieme alla moglie Pili, dalla quale ebbe otto figli.  Oggi è una Fondazione privata, un Museo visitabile, dove lavora anche uno dei tanti nipoti – Mikel – che volentieri mi racconta del nonno.

“Vicino casa ad Hernani,  lavorava un fabbro, Eduardo rimase affascinato dal suo lavoro e da quel materiale che veniva forgiato in quell’officina. Da quel momento cominciò a usarlo per le sue opere. A volte faceva arrivare un granito particolare dal Pakistan apposta per lui. Chiamavano loro e dicevano: abbiamo un pezzo per te. E lui se lo faceva mandare. Lavorava spesso anche con l’alabastro, ma mai da solo, visto anche le dimensioni delle opere. In laboratorio c’erano altre persone che lo aiutavano. Amava definirsi un direttore d’orchestra”. E in effetti, se ci si guarda intorno, tutto è in armonia, non c’è nulla che stoni o sia fuori posto, e  allo stesso tempo  sembra che tutto sia sempre stato lì, naturalmente. (Articolo di Cecilia Fortuna)

In rete: http://www.museochillidaleku.com/

 

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