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Cà d’oro, dysfunctional

Con il termine serendipità si intende “la capacità o la fortuna di fare scoperte felici e inattese mentre si sta cercando altro”. E’ un po’ quello che mi è successo mentre mi trovavo a Venezia, visitando alla Cà d’oro la mostra “Disfunctional”.

In occasione della Biennale d’arte, 21 artisti della Carpenters Workshop Gallery sono stati invitati a creare un dialogo tra la stupefacente architettura di questo palazzo tardogotico affacciato sul Canal grande – quasi di fronte al mercato del pesce di Rialto –  la collezione di maestri dell’arte italiana e fiamminga del Rinascimento presente nelle raccolte del Museo  – con opere di Tiziano e Mantegna – e il meglio del design contemporaneo.

Nel cortile troviamo le  sculture di Nacho Carbonell, che sembrano nate per stare lì, come alberi, coralli colti dal fondo del mare che emanano luce. Alcune sculture sono legate a delle sedute in bronzo lucido, sulle quali è possibile sedersi e sostare in ammirazione, proprio come vorrebbe l’artista.

Al piano superiore, a fianco delle opere della Galleria Franchetti, ecco “Real Time XL The Artist” di Maarten Baas. Un orologio enorme a lancette dentro al quale sembra intrappolato un uomo, il cui compito è quello di scandire l’ora, con un riferimento all’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.

Nell’opera di Virgil Abloh – una serie di mobili “affondanti” –  si scorge invece un riferimento alla quotidianità veneziana, condizionata dai capricci della marea.

La scultura di Vincenzo De Cotiis, un’alta parete ondulata dalla superficie specchiante, è posta come un riflesso alle opere d’arte della collezione permanente da cui è circondata, quasi a celebrare, attraverso il loro splendore, il passato glorioso della Serenissima.

La mostra “Disfunctional” cerca di dimenticare la funzionalità degli oggetti, ed invita i visitatori a ripensare al rapporto convenzionale tra forma e funzione, arte e design, passato e contemporaneo. Vale davvero la pena andarla a vedere. Per i più pigri, la fermata del vaporetto è proprio a fianco della Cà d’oro.

(Articolo di Cecilia Fortuna)

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