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Burri, irriducibile presenza

Si dice Burri e si pensa inevitabilmente alla materia: dalle contuse e lacerate superfici di Juta, che un Burri-chirurgo ha suturato e ricomposto in geometriche e desertiche topografie terrose, ai Legni, miracolosamente scampati a qualche devastante incendio e allineati lungo orizzonti di pece; dalle Plastiche, sciolte e annerite con il calore del cannello, ai Cretti di caolino, riarsi e sgretolati come il suolo dei deserti, fino ai conclusivi Neri e Oro, nei quali il cellotex si organizza in araldiche campiture e il nero porta con séqualcosa di misterioso.

“Una volta questa pittura era giudicata scandalosa e lo scandalo era tutto nel giudizio […]. Era e rimane pittura di materia”, scriveva Giulio Carlo Argan su “L’Espresso” nel lontano 1975 a proposito dei dieci quadri che Alberto Burri (1915-1995) aveva esposto nel convento di Assisi.

Senza dilungarci oltremodo sulle opere e sulla vita del Maestro umbro, il consiglio vivissimo è che vi rechiate a Venezia, all’isola di San Giorgio – se non ci siete ancora stati – per godere dell’antologica a lui dedicata.

Nelle sale dell’antico monastero benedettino, sono esposte una cinquantina di opere di Burri, alcune anche di grandi dimensioni, tra cui tre meravigliosi Sacchi del 1952, larghi ben due metri e mezzo ciascuno, che hanno impressionato persino Robert Rauschenberg, tanto da indurlo a cambiare l’approccio al proprio lavoro e a portarlo, nel 1954, a dipingere i Combine Paintings. Avete tempo fino al 28 di luglio.

“BURRI la pittura, irriducibile presenza” a cura di Bruno Corà, Presidente della Fondazione Burri. Mostra organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini e dalla Fondazione Burri in collaborazione con Tornabuoni Art e Paola Sapone MCIA, in partnership con Intesa Sanpaolo.   

In foto: Rosso Plastica M3, 1961, Plastica, combustione su tela. Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

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