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Una Biennale da vedere

Dal momento che avrete letto di tutto e di più sulla Biennale della ripartenza, la Biennale del Latte dei Sogni, vi proponiamo solo qualche appunto in ordine sparso, sottolineando che andarci è sempre stimolante.

Una Biennale che Marco Goldin – intervistato dalla collega Alda Vanzan, ha definito “demaschilizzata”, ricordando che dei 213 artisti presenti, 191 sono donne. Noi peraltro siamo convinti che le opere d’arte andrebbero inizialmente guardate senza sapere chi sia l’autore, per non farsi condizionare.

In ogni caso, quest’anno la pittura è decisamente predominante, a discapito – per fortuna – delle video installazioni che hanno/avevano davvero stufato. Poca fotografia, poca Cina. Molte proposte etniche (soprattutto alle Corderie, per un attimo mi è sembrato di stare ad un mercatino hippy, poi però mi son detto che non potevo essere così irriverente …) e molto artigianato artistico in arrivo dai Paesi africani.

Bellissimo l’arazzo di Igshaan Adams (cresciuto in un sobborgo di Cape Town) cucito con frammenti di legno, plastica, perline, conchiglie e corda; e altrettanto interessante la doppia installazione con migliaia di cavi elettrici dell’etiope Elias Sime.

Gabriel Chaile racconta invece attraverso enormi statue in terracotta il rapporto con le comunità del suo paese d’origine – l’Argentina- utilizzando simboli provenienti dalle civiltà precolombiane. 

Padiglione centrale praticamente tutto al femminile, con molto colore e uno splendido elefante verde a grandezza naturale, posto proprio all’ingresso, opera di Katharina Fritsch, Leone d’oro alla carriera quest’anno.

Non sembrano invece godere di buona salute le scheletriche giraffe viste alle Corderie, inseguite da un grande modello anatomico di prostata e apparato genitale.

Super fotografa invece e super piaciuta la scultura di Simone Leigh che accoglie il visitatore negli spazi dell’Arsenale. La stessa artista afroamericana (Chicago 1967) è la protagonista del padiglione Usa: imperdibile! (Le foto che fanno riferimento a quanto state leggendo le trovate nella nostra pagina Facebook).

Padiglione della Russia chiuso e presidiato, piazza Ucraina con una sorta di piramide formata da sacchi di sabbia come quelli usati a Kiev per proteggere i monumenti pubblici dalle bombe. Poco più in là, il Padiglione della Russia, verde Ermitage, chiuso e presidiato.

Un’ultima annotazione per l’installazione del 55enne vicentino Arcangelo Sassolino, negli spazi riservati a Malta. Per capire il significato dell’opera date una letta all’articolo di Cecilia Fortuna, nella sezione Ritratti d’autore.  

Ce ne sarebbe da scrive per ore e ore, giorni e giorni, di sicuro mi sono dimenticato di molte cose belle (e di qualcun’altra decisamente bruttina) ma la cosa migliore è che andiate a Venezia e senza tanti pregiudizi e preconcetti vi gustiate questa nuova edizione della Biennale d’arte firmata da Giuseppe Cicutto e Cecilia Alemani. (P.B.)

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