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Art Experience in Dubai

Da tempo desideravo tornare nel quartiere di Al Quoz, esattamente a metà strada fra Dubai down town e Dubai marina, per bighellonare lungo le vie di un quadrilatero di vecchi magazzini e capannoni industriali  trasformati in un insediamento artistico-commerciale.

L’insieme risulta molto accattivante, tra gallerie d’arte, fondazioni, negozi, yoga studios, chioschi street food e locali hipster&eco friendly con tanta musica live. La visita potrebbe durare un giorno intero, e a tutti consiglio di iniziare dalla “ISHIARA art foundation”.

Inaugurata circa due anni fa, la sua apertura è stata fortemente voluta da Madame Smita Prabhakar, fine collezionista d’arte , che ha deciso di condividere con il maggior numero di art-lovers  la splendida collezione permanente custodita negli spazi espositivi in  Alserkal Avenue.

In occasione della mia visita, ho potuto anche apprezzare “Every Soiled Page”, mostra interamente dedicata a sei artisti indiani.

La prima opera esposta – davvero pregevole – è di di Praneet Soi, artista del 1971 che vive e lavora fra Amsterdam e Calcutta. Un lavoro eseguito con fili d’argento su tela a rappresentare un antico ulivo  che con il tempo cambierà colori e sfumature, dando così un calore diverso all’opera stessa.

Sono stato molto colpito dalle 2 installazioni principali, la prima è quella di Sunil Padwal – classe 1968 – vive e lavora a Mumbai. La seconda invece, dell’artista Astha Butai, il più giovane del collettivo che espone.

Il condirettore della Fondazione e curatore della mostra – Sahib Ahmed – è una persona estremamente preparata e molto innamorata del suo lavoro,. Si è specializzato nell’arte del sud est asiatico, è stato nel board dell’11th biennale di Shanghai e attualmente lavora anche come consulente di una Fondazione per l’arte a Dheli, in India.

“La mostra – mi ha detto – è dedicata a chi vuole esplorare le vie nelle quali l’arte si espande, nella sensibilità di testimoniare e formare memorie collettive”, partendo da un millenario albero d’ulivo per arrivare alle memorie di cornici di recupero che con le loro “pagine sporche” ci raccontano le cose, forse meno belle, ma più vere della nostra vita.

Il titolo della mostra prende spunto dai versi di un poeta indiano – Faiz Ahmed – che sono diventate anche l’ inno di protesta di molti popoli del sud est asiatico.  Senza essere blasfemo, una “bella ciao” di chi si ribella alle ingiustizie e alle prepotenze dei despoti. Sicuramente la visita alla “ISHIARA art foundation” è stata una bella esperienza, da ricordare.

Appunti di Mauro Casotto. Nella foto, il direttore della fondazione ISHIARA, Sabih Ahmed, davanti l’opera di Astha Butail, installazione  dal titolo Turning Towards Pure White 2016/2017 eseguita in carta, legno, libri e cotone. L’artista, classe 1977, vive e lavora a Gurgaon (India).

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